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Il giornale

Rivista sull'infanzia e la cultura dell'adozione



UCRAINA
Dopo la Russia, l'Ucraina è il Paese più vasto d'Europa. Confina con la Federazione Russa, la Moldavia, la Romania, l’Ungheria, la Slovacchia, la Polonia, la Bielorussia, e si affaccia su vaste aree del Mar Nero e del Mar d'Azov. L’Ucraina è una Repubblica semipresidenziale. La capitale è Kiev e la moneta è la grivnia ucraina. La lingua ufficiale è l'ucraìno, che utilizza l'alfabeto cirillico. Molto diffuso nelle regioni orientali è il russo, che nella Repubblica autonoma della Crimea è anche lingua ufficiale. In Ucraina vivono circa cento gruppi etnici differenti, fra i quali i russi rappresentano la minoranza più consistente (17%), seguiti dai bielorussi (0,6%). Gli ucraini costituiscono l’87% della popolazione nazionale. La professione religiosa dominante è quella cristiano-ortodossa, anche se persistono tensioni tra la Chiesa russa e quella ucraina per stabilire la legittimità dell’una o dell’altra. L'Ucraina è inoltre il Paese dell'Europa dell'est in cui i contrasti tra ortodossi e cattolici dopo la caduta del comunismo, hanno portato alle maggiori tensioni.
All’interno del Paese permane una latente spaccatura tra est e ovest. Se la popolazione del settore occidentale, un tempo assoggettato all’impero Austro-Ungarico, è maggiormente orientata all’Europa, quella che vive all’est, nel territorio che apparteneva al governo zarista, si sente più legata alla Russia. Questa separazione è emersa in modo particolarmente evidente nelle elezioni di novembre 2004. I risultati elettorali sono stati sospesi dalla Corte Suprema in seguito alle proteste di piazza per sospetti brogli a favore del primo ministro in carica filo-russo Janukovič e alla cosiddetta "Rivoluzione arancione" promossa dai sostenitori del candidato di opposizione filo-occidentale Viktor Juščenko. Le elezioni si sono ripetute il 26 dicembre 2004 e hanno visto la vittoria di Juščenko il cui mandato è iniziato il 23 gennaio 2005. Tuttavia, in seguito alle elezioni per la Rada, il parlamento ucraino, tenutesi il 26 marzo 2006, la coalizione arancione presieduta da Juščenko è uscita notevolmente ridimensionata. Nel 2008 si è assistito ad un'altra crisi politica, causata dalle reazioni alla guerra in Ossezia del Sud; il Presidente Viktor Juščenko ha sciolto, dopo circa un anno dalle precedenti elezioni, la Rada e ha indetto nuove elezioni, poi annullate a causa della formazione di una nuova coalizione di governo, guidata da Julija Tymošenko.
Dal punto di vista economico, dopo notevoli difficoltà determinate dal passaggio da un’economia pianificata di stampo comunista a un’economia di mercato, l’Ucraina ha mostrato segni di sviluppo positivo. Nel primo semestre del 2004 il reddito pro capite medio della popolazione è cresciuto del 15,5%, triplicandosi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia la crescita economica è rallentata nel corso del 2008 e si è drammaticamente arrestata all’inizio del 2009. L’attuale crisi economica globale ha causato in Ucraina una vera e propria recessione: nei primi due mesi del 2009 l'economia nazionale ha registrato un crollo del 30%. La crisi ha colpito duramente le esportazioni che tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 sono diminuite del 60%.
Sono le fasce più deboli della società a pagare il prezzo degli squilibri economico-sociali che il nuovo andamento economico ha portato con sé. Il 30% degli ucraini vive sotto la soglia di povertà. Più di un terzo della popolazione e oltre l’80% dei pensionati vivono in condizioni di estrema miseria: migliaia di anziani e famiglie abitano in case senza elettricità, gas e riscaldamento perché non sono in grado di affrontare i costi derivanti.
In tale contesto, il collasso delle forme tradizionali di protezione sociale e delle strutture statali di sostegno, in una società, in passato, abituata a vedere i minori sostenuti da un sistema educativo guidato dall'alto, che ne garantiva istruzione e inserimento nel mondo del lavoro, ha prodotto conseguenze sociali negative, che colpiscono in primo luogo le giovani generazioni. Crisi economica e disgregazione familiare, legata alle separazioni coniugali, disoccupazione e alcolismo sono i fattori scatenanti. A partire dagli anni Novanta si sono moltiplicati i casi di abbandono e di violenza domestica, come dimostrano gli oltre centomila bambini che vivono in istituti di accoglienza, un numero analogo di bambini di strada e le 83.000 persone indagate per violenze familiari. La famiglia è spesso mononucleare, i figli sono accuditi dalla madre mentre la figura paterna è poco presente. Anche quando sono presenti entrambi i genitori, questi sono giovani, spesso con problemi di alcool e di povertà, e scelgono di affidare i bambini all’istituto per dare loro una risposta ai bisogni primari e offrire istruzione. Ci sono molte aspettative in merito all’educazione data dagli istituti, è ancora molto forte infatti il retaggio ex-comunista per cui i bambini sono anche figli dello Stato, determinando così una delega alle istituzioni per l’accudimento dei bambini.
Il numero di bambini e ragazzi di strada è cresciuto notevolmente negli ultimi dieci anni, con conseguente aumento dei problemi relativi al traffico di minori rivolto alla prostituzione, al lavoro minorile ed allo sfruttamento sessuale. Molti di questi giovani sono orfani o sono stati abbandonati o allontanati dalle proprie famiglie di origine a causa di gravi problemi familiari quali violenza, disturbi psichici, alcolismo, abuso di sostanze stupefacenti ecc. Spesso trovano rifugio nei tombini o negli anfratti della metropolitana e abusano di alcol o sostanze stupefacenti (è molto diffusa la pratica di sniffare colla). Di pari passo si è registrato un forte incremento delle gravidanze precoci e dei bambini con problemi di natura giudiziaria. Drammatico, inoltre, il numero di bambini disabili (oltre 153.000), su cui incide l'eredità di Chernobyl, ma anche lo scarso consumo, a livello nazionale, di sale iodato, la cui carenza causa ritardi nello sviluppo.
Il funzionamento dell’intero sistema per la protezione dell'infanzia in Ucraina è ancora molto legato alla vecchia struttura sovietica per la tutela dei bambini, l’Internat. In ognuno di questi si calcola che vivano tra i duecentocinquanta e i trecento bambini. I dati ministeriali sul numero di minori istituzionalizzati nell’intero Paese sono bassi, ma perfino una fonte ufficiale come la Relazione sullo stato dell'infanzia stilata ogni cinque anni dall'Istituto Ucraino delle Ricerche Sociali ha ammesso che il numero degli istituti è insufficiente per ricoverare tutti i bambini, e parte dei minori deve essere alloggiata negli ospedali, e che le risorse economiche non garantiscono, a volte, neanche il vitto quotidiano.
I minori in istituto possono essere privi di entrambi i genitori, orfani sociali o bambini i cui genitori non hanno la patria potestà. Un problema molto sentito è inoltre quello dello sviluppo di un sistema atto a facilitare l’inserimento nella società degli orfani che escono dagli istituti a sedici anni per raggiunti limiti di età. Il 30% di questi ragazzi quando esce dall’istituto è privo di un’abitazione. È molto alto inoltre il rischio di esclusione sociale e di coinvolgimento in attività illecite con gravi ricadute a livello psicologico. Lo Stato conferisce loro una pensione minima di 60 euro mensili, insufficiente a garantire una vita dignitosa e a soddisfare anche solo i bisogni primari. Solo una minima parte viene aiutata nella ricerca di un alloggio, che d’altronde risulta essere spesso fatiscente e privo degli standard abitativi minimi.