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Il giornale

Rivista sull'infanzia e la cultura dell'adozione



KAZAKHSTAN
Il Kazakhstan si trova al centro del continente Euro-asiatico ed è un'ex Repubblica dell'Unione Sovietica. Ha una superficie di 2.717,3 km2. Confina a nord con la Russia, a sud con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Kirgizstan e a sud-est con la Cina; a ovest e a sud-ovest è bagnato dal Mar Caspio. Nonostante le condizioni climatiche favorevoli e il terreno adatto all’agricoltura e all’allevamento, il territorio kazako sta subendo negli ultimi decenni un preoccupante processo di desertificazione. L'ambiente inoltre, è stato gravemente danneggiato dagli esperimenti nucleari e chimici effettuati sul territorio negli ultimi cinquanta anni. L'inquinamento e l'attività petrolifera hanno creato vere e proprie nubi di polvere, che avvolgono le città e i centri industriali e che espongono gli abitanti a gravi rischi per la salute. Il Kazakhstan è una Repubblica presidenziale, indipendente dal 1991. Dal 1997 la capitale del Paese è Astana. La città di Almaty, la vecchia capitale che gode di uno statuto speciale, è la città più popolosa. Dall’indipendenza della Repubblica dall’URSS, il kazako è stato proclamato lingua ufficiale e il russo viene usato solo nelle "comunicazioni interetniche", come sancito dalla legge. La moneta è il Tenge kazako. Vista l’ampiezza della superficie, il Paese ha due fusi orari.
Storicamente, il Kazakhstan è stato il territorio tradizionale del nomadismo del popolo kazako, in seguito interamente inglobato dalla colonizzazione russa. Le tradizionali divisioni etniche e tribali sono state cancellate in larga misura dalla politica sovietica. Oggi il Kazakhstan è entrato in una fase di trasformazione economica, contrassegnata dallo sfruttamento delle risorse minerarie e accompagnata da profondi cambiamenti sociali: la sedentarizzazione spesso coatta di quelli che furono i nomadi, il lavoro forzato e il ricorso all'immigrazione hanno contribuito al regresso dei Kazaki a vantaggio dei nuovi insediati. In conseguenza di ciò il Kazakhstan è l'unica delle ex Repubbliche sovietiche in cui la popolazione indigena kazaka non ha una maggioranza consistente (circa il 46% della popolazione totale, contro il 34,7% rappresentato dai Russi).
Tradizionalmente Paese agricolo, dedito in particolare all’allevamento del bestiame, il Kazakhstan ha un sottosuolo ricco di minerali e petrolio. Tuttavia a seguito delle collettivizzazioni agricole e delle concentrazioni produttive subite durante il regime sovietico il Paese si è presentato all’appuntamento con l’economia di mercato in condizioni di forte crisi. E’ solo a partire dal 2000 che, grazie al rialzo dei prezzi delle materie prime e in particolare del petrolio, di cui il Kazakhstan è un importante produttore, si sono visti i primi segni di una ripresa economica, con un incremento di tutti i settori produttivi. Attualmente sul territorio sono attivi oltre 250 giacimenti di gas naturale e di petrolio, situati prevalentemente nella parte occidentale della Repubblica. Il Paese rappresenta un grande interesse per gli investitori stranieri grazie alla cospicua quantità di risorse naturali, all’estensione del mercato, alla sua posizione strategica, ma anche alla situazione politica relativamente stabile e alle disposizioni legislative riguardanti gli investimenti esteri. Davanti a questo quadro economico che si annuncia positivo per il futuro del Paese, permangono gravissimi problemi sociali: gran parte della popolazione continua a vivere in uno stato di estrema povertà rilevabile soprattutto nelle Regioni e nelle Province lontane dai centri di potere politico ed economico e fra le fasce d’età più deboli. Uno dei maggiori problemi è la mancanza di conoscenze e competenze specifiche e ciò incide negativamente soprattutto nel rapporto con le numerose aziende straniere che si vedono costrette a portare personale qualificato dall’estero.
La forte percentuale di disoccupazione, le condizioni sociali critiche ereditate dalla cultura e dallo stile di vita sovietici, sono all’origine di un larghissimo fenomeno di abbandono infantile, prevalentemente subito dopo la nascita. Questa situazione già grave è ancora più accentuata in presenza di bambini disabili, con handicap di natura fisica o psichica. L’handicap non è quasi mai rientrato nei piani di promozione umana della società sovietica e post-sovietica. Resta quindi un approccio essenzialmente assistenzialistico, dove non si dà valore alla persona ma alla soddisfazione minima dei suoi bisogni. Il problema degli orfani, in modo particolare degli orfani sociali (ossia bambini abbandonati da genitori ancora in vita) è il problema maggiore dell’infanzia in Kazakhstan. Circa centomila bambini vivono negli istituti (dati del 2004), un numero sproporzionato data la popolazione di quindici milioni di persone. Di questi, trentamila sono veri e propri orfani, mentre settantamila sono classificati come orfani sociali. Sono numerosissimi, infatti, i bambini che vengono abbandonati già all’ospedale, al momento della nascita, perché le loro famiglie non sono in grado di provvedere al mantenimento e all’educazione. A causa dell’alcolismo, dell’abuso di sostanze stupefacenti e dei maltrattamenti verso i figli, dal 2000, a 4.706 genitori sono stati tolti i diritti parentali. Lo stato sostiene i bambini in difficoltà attraverso un sistema di case famiglia e collegi, come alternativa all’istituto. La priorità fondamentale oggi è lo sviluppo di forme di tutela alternative all’istituto, tra cui l’affidamento e l’adozione.