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Il giornale

Rivista sull'infanzia e la cultura dell'adozione



COLOMBIA
La Colombia è un Paese dell’America Latina situato nella fascia Andina, bagnato dall’Oceano Pacifico e dal Mar delle Antille e confinante con gli Stati di Panama, Perù, Equador, Venezuela e Brasile. È il quarto Paese del Sud-America per estensione e si trova al 75° posto nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. La capitale è Bogotà e lo spagnolo è la lingua ufficiale.
Da oltre quarant’anni il Paese è afflitto da una sanguinosa guerra civile. All’origine del conflitto vi sono gli scontri tra l’Esercito, coadiuvato dalle milizie paramilitari, tra cui la più nota è l’Unione per la Difesa del Paese (AUC) e diversi gruppi armati di opposizione, di ispirazione marxista e socialista, fra cui le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l'Ejercito de Liberacion Nacional (ELN). Le enormi disparità sociali, i problemi legati al traffico di droga e al contrabbando di armi, i sequestri di persona utilizzati come forme di autofinanziamento dai vari gruppi armati e dalla delinquenza comune e la corruzione dilagante sono all’origine e allo stesso tempo alimentano il conflitto in un circolo vizioso di cui è la popolazione civile a pagare le conseguenze più pesanti. Molte persone sono costrette ad abbandonare le proprie case alla ricerca di luoghi sicuri per sfuggire agli assalti armati e all’arruolamento forzato. Secondo i dati forniti dalla Commissione per i Diritti Umani e lo Spostamento Forzato (Codhes) oltre 380.000 civili sono stati obbligati a lasciare le loro case nel 2008 su minaccia dei gruppi armati, quasi il 25% in più rispetto all’anno precedente. Secondo il Codhes, tra il 1985 e il 2004 i ‘desplazados’ (sfollati) sono stati oltre quattro milioni e mezzo in tutto il Paese e negli ultimi cinque anni si è aggiunto quasi un altro milione di persone. La Colombia è inoltre il primo produttore al mondo di cocaina e il terzo produttore mondiale di eroina. Il narcotraffico si è sviluppato a partire dalla fine degli anni ‘70. Questa attività illecita alimenta il conflitto interno e arricchisce i cartelli della droga che, dalle loro roccaforti situate nei centri urbani di Medellin, Cali e Bogotà controllano il traffico della cocaina prodotta in Sudamerica e destinata ai mercati del Nordamerica e dell’Europa. Le precarie condizioni di vita e il tentativo di sfuggire agli scontri armati portano molte famiglie ad ammassarsi nelle periferie delle grandi città, in baraccopoli dove l’affollamento e il mancato accesso ai servizi di base rendono le condizioni di vita alquanto precarie, con un conseguente deterioramento delle relazioni sociali e familiari e un’escalation di violenza soprattutto nei confronti di donne e bambini. Nella capitale colombiana già nel 2000 sono stati registrati 24.731 casi di violenza intrafamiliare. Circa il 75% dei bambini di strada hanno subito maltrattamenti in famiglia.
Per quanto riguarda la condizione dei minori all’interno del Paese i dati Unicef evidenziano una mortalità infantile entro il primo anno di vita che si attesta sui 17 ogni mille nascite. I bambini registrati alla nascita sono il 90%. La scolarizzazione raggiunge livelli accettabili: l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni. Il tasso di iscrizione alla scuola primaria è dell’87% (dato uguale sia per le femmine che per i maschi). Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati. In ragione del perdurare del conflitto interno, la Colombia fa parte della lista dei Paesi in emergenza umanitaria, per i quali l’UNICEF e le altre Agenzie ONU hanno sviluppato una specifica strategia di intervento. Nel maggio 2005, su pressione dell’UNICEF, il Governo colombiano ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia relativo all’impiego dei minori nei conflitti armati. Nel 2003 infatti circa 7.000 bambini sono stati costretti ad arruolarsi in gruppi armati e milizie urbane. Una parte significativa dei bambini soldato arruolati in gruppi armati in Colombia, precisamente il 25% secondo le stime di Human Rights Watch, è costituita da bambine. I bambini reclutati sono soprattutto i niños en la calle, cioè bambini di strada.
Per quanto riguarda invece i minori in stato di abbandono la Encuesta Nacional de Demografía y Salud realizzata da Profamilia, evidenzia come le adolescenti colombiane si avvicinino all’attività sessuale molto precocemente e vadano quindi incontro al rischio di gravidanze impreviste: su otto milioni e settecentomila adolescenti, fra i dieci e diciannove anni, il 25% è già madre o sta aspettando il primo figlio. Le difficoltà ad assumere responsabilità genitoriali da parte di queste madri trova origine in numerosi fattori: la violenza sessuale subita, le difficoltà economiche, la propria condizione di madre adolescente e sola, l’immaturità umana e psicologica data dalla giovane età, il permanere di una situazione di violenza all’interno del proprio nucleo familiare e la necessità di trovare un lavoro. Spesso anche l’avere un’occupazione, seppure precaria, è all’origine dell’abbandono: lavorare lontano dalla propria casa non consente di avere tempo da dedicare al proprio bambino e il timore di perdere anche una precaria possibilità di guadagno porta a trascurare il figlio. Un elemento nuovo e molto preoccupante in questo contesto è rappresentato dall’allentarsi della tradizionale rete di solidarietà che prevedeva la consuetudine di prendere in casa figli anche non propri, purché infanti. La situazione di degrado e di povertà estrema sembra avere almeno in parte intaccato questa forma d’aiuto reciproco, che negli anni aveva caratterizzato la vita dei quartieri suburbani attraverso forme di aiuto reciproco che vedevano le madri più anziane e le nonne accudire anche figli non propri. Le donne sole sono costrette in molti casi a lasciare i figli privi d’assistenza durante tutto il giorno a causa della lontananza del luogo di lavoro rispetto all’abitazione, non avendo così la possibilità di occuparsi della loro educazione e cura. All’abbandono indiretto, causato da una difficoltà oggettiva e dalla necessità di far fronte al bisogno di sopravvivenza economica del nucleo familiare, si aggiungono situazioni d’abbandono diretto, alla nascita o nei primi mesi di vita dei bambini.
Per quanto riguarda le adozioni internazionali in Colombia opera l’Istituto Colombiano del Benessere Familiare, I.C.B.F.: un’istituzione pubblica, con personalità giuridica, autonomia amministrativa e patrimonio proprio, sottoposto al Ministero della Salute. L’obiettivo dell’I.C.B.F. è sostenere l’integrazione e lo sviluppo armonioso della famiglia, proteggere i minori e garantire i loro diritti. L’I.C.B.F. è diretto e amministrato da un Consiglio Direttivo e da un Direttore Generale che gestisce l’istituto secondo una struttura decentrata: 1 sede nazionale, 28 sedi regionali, 5 agenzie di dipartimento, 199 centri a livello municipale. Il compito di I.C.B.F. è quello di promuovere, assistere, valutare programmi e servizi orientati a soddisfare i bisogni di bambini e bambine, giovani e famiglie. Per fare ciò l’I.C.B.F. lavora a stretto contatto con organizzazioni pubbliche e private secondo criteri di corresponsabilità, cogestione e cofinanziamento.