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Il giornale

Rivista sull'infanzia e la cultura dell'adozione



BOLIVIA
In Bolivia S.O.S. Bambino è accreditato ma non operativo in quanto, dal 2006, il Governo boliviano ha bloccato le firme degli accordi marchi, ossia le autorizzazioni agli Enti che chiedono di operare per un tempo indeterminato.

Repubblica dell'America meridionale, la Bolivia è situata nel cuore del subcontinente ed è priva di sbocchi sul mare. Confina con il Brasile, il Paraguay, l'Argentina, il Cile e il Perù. Ha una superficie di 1.098.581 kmq. In base alla costituzione adottata il 25 gennaio del 2009, la capitale è unicamente Sucre, in precedenza capitale costituzionale insieme alla capitale amministrativa La Paz, dove ha tutt'ora sede il Governo. La città più popolata è Santa Cruz de la Sierra, con circa 1,5 milioni di abitanti.
La popolazione, perlopiù stanziata nelle aree urbane (64%) supera gli 8 milioni di abitanti, con una densità media di 8 abitanti per kmq. Come gli altri Paesi andini, la Bolivia ha un'alta percentuale di popolazione di amerindi: oltre il 50% dei boliviani è infatti costituito da indios aymara (32%) e quechua (37%), da meticci (13%), europei (10%) e da altre etnie (8%) di indios amazzonici. Le lingue ufficiali sono lo spagnolo e gli idiomi indios quechua e aymara; diffuso in alcune aree anche il tupí-guaraní. Circa il 40% degli indios non parla spagnolo. Il cattolicesimo, praticato da circa il 95% della popolazione, è la religione ufficiale.
La Bolivia è suddivisa in nove dipartimenti. Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale per un termine di cinque anni (ma è eletto dal Parlamento nel caso in cui nessuno dei candidati abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti). Egli nomina e dirige il Consiglio dei Ministri ed è comandante in Capo delle Forze Armate. Alle elezioni di dicembre 2005, Evo Morales, del Movimiento al Socialismo (MAS), ha vinto la presidenza con la maggioranza assoluta del 53% degli elettori. Si tratta del primo Presidente della Repubblica Indio della storia boliviana.
Dal punto di vista economico la Bolivia rimane uno dei Paesi più poveri dell’America Latina. Ha uno dei redditi pro-capite più bassi del continente (1.100 $). Questo dato contrasta con la grande ricchezza di risorse naturali e la scarsa densità della popolazione, che potrebbe far pensare ad una maggior disponibilità economica per gli abitanti. Le ragioni sono evidentemente da individuarsi nell'arretratezza del sistema produttivo e sociale.
L'agricoltura ricopre un ruolo fondamentale nell'economia del Paese, soprattutto nelle zone andine. Lo sviluppo del settore è però compromesso dall'arretratezza dei mezzi, dalla disomogenea distribuzione della popolazione e da un sistema dei trasporti inadeguato. Uno dei maggiori proventi del settore agricolo è rappresentato dalla coltivazione delle foglie di coca, utilizzate dagli indios come sostanze medicamentose ma altresì destinate alla produzione illegale di cocaina (la Bolivia è il terzo produttore mondiale di questa sostanza illegale).
In Bolivia sono presenti ingenti quantitativi di gas naturale e petrolio, oltre che di acqua. Fino a poco tempo fa le risorse del Paese erano quasi esclusivamente in mano alle grandi multinazionali straniere. Oggi le cose sono cambiate grazie ad una serie di riforme (soprattutto la nazionalizzazione del petrolio e del gas) volute dal presidente Morales. Nonostante la progressiva nazionalizzazione delle risorse le condizioni di vita della maggioranza della popolazione rimangono alquanto precarie. Più del 20% degli abitanti vive con meno di 1 dollaro al giorno. La speranza di vita alla nascita è di 65 anni. L’85% della popolazione ha accesso all’acqua potabile ma questo dato scende in misura rilevante se si considera la sola popolazione rurale (68%). Allo stesso modo il 46% degli abitanti ha accesso ai servizi igienici adeguati ma solo il 22% nelle campagne.
La condizione dell'infanzia nel Paese è migliorata dopo la scelta politica di far rientrare nell’assicurazione sanitaria di base i servizi per le donne incinte, le donne con figli piccoli ed i bambini al di sotto dei cinque anni di età. Permangono, tuttavia, fenomeni quali la malnutrizione cronica e l'anemia soprattutto tra bambini al di sotto dei tre anni. Pur con alcuni miglioramenti la mortalità infantile è ancora alta: 50 ogni mille nascite entro il primo anno di età e 61 ogni mille nati vivi entro i primi 5 anni anni. L'accesso all'istruzione scolastica è in aumento, senza sostanziali differenze di genere. Nelle aree rurali, tuttavia, solo una minima parte dei bambini termina il ciclo di istruzione primaria. Complessa rimane la situazione dei bambini lavoratori che si stima siano circa 800.000 (dati Unicef 2008). La maggior parte è impiegata nell'industria mineraria o nella raccolta della canna da zucchero. Oltre la metà dei minori che lavorano sono occupati nel terziario povero dei grandi centri urbani: lavori domestici, pulizie, commissioni, piccoli commerci. Solo il 39% dei bambini che lavorano riesce a frequentare la scuola, quasi sempre una scuola serale.
Uno dei problemi più urgenti, particolarmente diffuso nella capitale, riguarda i cosiddetti "ragazzi di strada", minori abbandonati che devono badare a se stessi vivendo di espedienti. Le cause di questo fenomeno sono differenti: una grande responsabilità risiede nelle numerose crisi economiche che hanno segnato la storia boliviana e che hanno determinato la disintegrazione di un numero sempre maggiore di famiglie. A ciò si accompagna una non-valorizzazione dell'istruzione scolastica ed un problema di segregazione verso le fasce più deboli. In generale la causa principale dell’abbandono minorile va ricercata nella grave condizione di povertà in cui versano numerose famiglie.